1 ottobre 2019
Sestri Levante

Conferenza su Dario Fo

 

Il 1°ottobre 2019 va in scena Mistero buffo, di Dario Fo, sul palco del Cinema Teatro Ariston a Sestri Levante, interpretato dal celebre attore Mario Pirovano.

 

Cinquant’anni fa l 1° ottobre del 1969, presso il Cinema Teatro Ariston di Sestri Levante, Dario Fo con la moglie Franca Rame, portò per la prima volta in scena, con successo il Mistero buffo.

 

Valentina Ghio, sindaca di Sestri levante assieme l’Amministrazione Comunale, in occasione dei 50 anni di Mistero buffo, hanno intitolato, una targa commemorativa, a Dario Fo e Franca Rame per la Sala principale del Cinema Teatro Ariston.

 

 

Martedì primo ottobre, alle ore 17 presso Sala Bo di Palazzo Fascie, si terrà una conferenza sull’evento con testimonianze dell’epoca, interventi sul teatro di Dario Fo e la partecipazione di Mattea Fo, nipote degli artisti.

 

Presenti Vincenzo Gueglio, Vito Molinari, Mattea Fo, Mario Pirovano e Roberto Pettinaroli in veste di moderatore.

 

 

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Ecco l'intervento di Vito Molinari alla conferenza

 

Ho lavorato molto con Dario Fo; l’ho conosciuto bene. Nel 1958 ho diretto la ripresa delle sue farse “Ladri, manichini e donne nude”, atti unici da lui rielaborati dai canovacci della Compagnia di teatranti scavalcamontagne della famiglia Rame.

Poi, nel 1961, ho scritto con lui e fatto la regia della serie “Chi l’ha visto?”, per Rai 2; del ’62 è Canzonissima, di cui sono coautore e regista; rimasta famosa perché bloccata dalla censura alla ottava puntata.

 

Dario era un genio. Non “geniale”; un “genio”, di quelli che ne nascono uno ogni cinquecento anni. Faceva molte cose, e tutte benissimo. Si scriveva i testi, (ha preso il Premio Nobel per la letteratura nel ’97) ; li interpretava, ne faceva la regia, inventava i costumi, le scene, suggeriva le musiche a Fiorenzo Carpi. Tornando ai suoi testi, agli inizi degli anni 2000, in Italia nessuno li metteva in scena; invece all’estero erano molto rappresentati, in ben 50 nazioni.

 

Fo è l’autore italiano più rappresentato all’estero, più di Pirandello e di Eduardo. In Italia invece si pensava impossibile mettere in scena una sua commedia senza la sua presenza, la sua interpretazione, originale, geniale, carismatica, ma anche ingombrante. Credo di essere stato io il primo a mettere in scena, nel 2001 , al Teatro Parenti di Milano, “Tutta casa, letto e chiesa”, di Fo- Rame, con Lucia Vasini. Fu un grande successo; l’ho ripreso in seguito al Teatro Olmetto di Milano, e per tre anni ha girato l’Italia in tournèe. Ma era stata una applauditissima interpretazione di Franca Rame, e Fo non l’ha mai interpretata.

 

Nel 2002, al teatro Olmetto, ho diretto Eugenio De Giorgi, ne “Lo sghignazzo di Arlecchino”, in cui abbiamo assemblato e ridotto testi di Goldoni, Ruzzante, e di Fo (“L’Arlecchino fallotropo” e “La fame dello zanni”). Per l’occasione abbiamo organizzato una mostra, con l’esposizione e la vendita di dipinti, illustrazioni e litografie di Fo. Il debutto dello spettacolo era avvenuto alla Casa di Arlecchino, a Oneta di San Giovanni Bianco, nel Bergamasco. Poi era stato presentato a Mantova, in piazza e a Palazzo Te, in occasione dell’Arlecchino d’oro a Paolo Poli e a Fo. Infine tre mesi di repliche, esaurite. L’abbiamo portato a Londra, a dicembre del 2002, al teatro Cockpit, per un “Progetto Arlecchino”, organizzato dall’Università di Westminster, a Regent Street. L’abbiamo ripreso l’anno successivo, nel 2003, per altri due mesi, repliche sempre esaurite. Nel 2004 ho messo in scena, sempre con De Giorgi e all’Olmetto, Storia di una tigre e altre storie, testi di Fo, in cui alla storia della tigre ho unito “Il primo miracolo di Gesù Bambino”, “Dedalo e Icaro”, e “Il sacrificio di Isacco”. Un arduo confronto, un’altra bella sfida vinta, lottando anche contro il grammelot. La critica ha parlato di spettacolo godibilissimo, capace di non far rimpiangere l’impagabile originale, dimostrando che il teatro di Fo è un classico così vitale da poter vivere anche senza il suo autore.

 

Insomma il teatro di Fo vive anche senza Fo. Intanto, dal 2003, al Teatro Leonardo di Milano, Teatrithalia, con la regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani, ha messo in scena “Morte accidentale di un anarchico”, interprete Eugenio Allegri; ma è un testo “corale”. Nel 2004, sempre all’Olmetto, abbiamo organizzato un Convegno Internazionale di Commedia dell’Arte, “Arlecchino versus Fo”, con l’Associazione Teatrale Duende, l’Escola Superiora del Teatro di Lisboa, e l’Università di Francoforte. Tra i relatori Andrea Bisicchia, Beat Holns, Christopher Cains, Renate Hafner, io, e Franco Quadri di Repubblica. Era l’occasione per mettere in scena, finalmente, ”Mistero buffo”, con il permesso di Dario Fo. Il testo era stato fatto, l’anno precedente, solo da Mario Pirovano, allievo di Fo. Ottime le critiche, che lo hanno giudicato: “Giusto, come lo farebbe Fo”; “Ricalcando con scrupolo le orme del Maestro, ma lontano da rischi di imitazioni”; fino a Ugo Ronfani del “Giorno” che ha scritto: “De Giorgi mi è parso davvero l’erede di Fo, per non dire il suo figlio spirituale. Dia dunque il Nobel la sua benedizione all’erede: la merita. Come merita una lunga tournée”. E Dario è venuto a vedere gli spettacoli e si è congratulato.

 

“Mistero buffo” è un contenitore che, nel tempo, si è modificato; ce ne sono varie versioni. I monologhi, i racconti, venivano alternati, eliminati, sostituiti, da Fo, che ne aggiungeva altri nuovi. Io, anche per dare una forma unitaria allo spettacolo, ho scelto i brano legati ai “Vangeli apocrifi” :”Il primo miracolo di Gesù Bambino”, con la premessa divertentissima dell’arrivo dei Magi, “Le nozze di Cana”, “La resurrezione di Lazzaro”; “Caino e Abele”; “Il miracolo del cieco e dello storpio” (difficile, faticosissimo); e ”Bonifacio VIII°”. Ne è risultato un testo compatto, di grande, fortissimo impatto; un grande impegno di interpretazione e tra pantomima e grammelot. Lo spettacolo è stato ripreso per varie stagioni, sempre con molto successo. Nel 2006 abbiamo ripreso “Lo sghignazzo di Arlecchino”, replicato anche nel 2007. Sempre nel 2007 ho messo in scena “Coppia aperta, quasi spalancata”, con Alessia Vicardi e Lorenzo Anelli, a Milano, all’Olmetto e al Parenti, e a Genova, al Duse, per il Teatro Stabile; è stato il mio debutto allo Stabile di Genova, a 78 anni. Lo spettacolo è andato poi in tournée in tutta Italia.

 

Per tornare a “Mistero buffo” , è da considerarsi lo “spettacolo manifesto” di Dario, che ha segnato il momento della svolta, dell’impegno politico: infatti lo stesso anno della prima rappresentazione Dario modifica la sua compagnia, e la trasforma; fonda il collettivo teatrale La Comune e scrive “Morte accidentale di un anarchico” ispirato alla morte di Giuseppe Pinelli. Dopo una anteprima all’Università di Milano, davanti a tutto il corpo docente e a una folla di studenti, Fo debutta con “Mistero” al Teatro Ariston di Sestri Levante, cinquant’anni fa. La leggenda riporta che sia stato contestato, ma la verità è forse un’altra e la possono raccontare i testimoni oculari. Io posso solo riportare due curiosità: ogni anno Fo scriveva durante l’estate a Rimini una commedia che metteva in scena con la sua compagnia nella stagione successiva. Anche nel ’69 scrive un testo: “Mistero buffo”, Franca lo legge e , con una delle sue eccezionali intuizioni, da animale di spettacolo, gli propone: “Fallo tu da solo; reciti tu tutte le parti; così, oltretutto, risparmiamo sulle paghe”.  Franca, oltre che un’ottima organizzatrice, era una oculata amministratrice. “Mistero buffo” nasce così, quasi per caso. Ed ha il suo battesimo all’Ariston di Sestri Levante: Seconda curiosità: Ariston di Sestri Levante e non di La Spezia, come indicato nel “Dizionario dei comici” di Gian Gilberto Monti, peraltro molto informato, preciso e documentato, ma non in questo caso. Infine, due osservazioni: per caso ho letto che domenica scorsa, 29 settembre, al teatro Blu di Milano, veniva rappresentato “Mistero buffo”, nell’interpretazione di una attrice, Elena Pistis, collaboratrice della Radio Rai della Sardegna, organizzato dal centro Sociale Culturale Sardo. A conferma dell’universalità del testo.

 

Avrei voluto portarvi il video del mio “Mistero buffo”, ma è purtroppo ripreso in una videocassetta che dovrò trasferire in dvd. Però vorrei fare un’ultima osservazione. All’inizio vi ho detto che Dario era un genio, che faceva benissimo ogni cosa che affrontava. Bene: la cosa che Dario faceva meglio era dipingere. Aveva studiato all’ Accademia di Brera; aveva frequentato Morlotti, Cassinari. Disegnava e dipingeva benissimo, con un tratto preciso, con estrema facilità; realizzava quadri anche di grandi dimensioni, soprattutto negli ultimi anni. I colori dei suoi dipinti sono vivacissimi ; le sue figure, le sue coppie, i suoi innamorati, in continuo movimento,  sembrano quasi volare , come quelli dipinti nei quadri di Chagall. Modella preferita era Franca, ripresa in molti disegni, quadri, locandine, manifesti. Spesso nuda, bellissima. Io ho parecchi disegni di Dario, molti riprodotti, alcuni originali. Ne ho portati alcuni. L’opera di Fo, sia quella letteraria che quella pittorica, deve ancora essere studiato a fondo, e potrebbe riservare molte sorprese. Tirando una conclusione, poco prima di lasciarci, ha detto: “ Volevo fare il pittore e l’ho fatto. Volevo fare il teatro e l’ho fatto, con la soddisfazione di essere rappresentato in tutto il mondo. Volevo rompere le scatole e lo ho rotte. Mi ritengo di una fortuna sfacciata”.   Insomma…..: “un cane sciolto, senza collare”.    

 

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